Il coniuge ha diritto al TFR percepito durante il giudizio di divorzio

Se, invece, il TFR matura dopo la sentenza di divorzio, il coniuge interessato alla quota deve presentare un’apposita istanza al Tribunale affinché accerti e riconosca il suo diritto

  Pubblicato in data 05-04-2017

In tema di divorzio, il diritto alla quota di cui all'art. 12-bis legge 10 dicembre 1970, n. 898 (ai sensi del quale il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno divorzile, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza) sorge anche se l'indennità spettante all'altro coniuge sia maturata nel corso della procedura di divorzio, atteso che tale norma prevede l'avvenuta pronuncia di una sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e detta espressione è univocamente riferita ad una sentenza passata in giudicato.

La quota di TFR spetta dunque solo quando già si riceve un assegno di mantenimento e si è già presentato ricorso per divorzio al Tribunale competente. Tuttavia, se il coniuge percepisce il TFR durante il giudizio di separazione, il fatto potrebbe non essere privo di rilevanza; il giudice, infatti, dovrà tenerne conto ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore dell’altro coniuge. A tal proposito, se la situazione economica del coniuge titolare dell’obbligo di mantenimento è migliorata, è possibile chiedere una revisione al rialzo del relativo assegno.

Per completezza si precisa che la quota di TFR spettante al coniuge divorziato va calcolata nella misura del 40% dell’indennità totale riferibile agli anni di matrimonio coincidenti con il rapporto lavorativo