Dopo il riconoscimento del padre il mantenimento del figlio è rimborsato alla madre secondo equità

Senza prova delle spese precise il giudice individua un valore medio annuo, considerando redditi, tenore di vita e cure mediche. La prescrizione comincia a decorrere dalla dichiarazione giudiziale

  Pubblicato in data 13-04-2017

Liquidazione secondo equità. Quando il padre riconosce la figlia dopo oltre trent’anni, il rimborso alla madre della metà dei soldi spesi per il mantenimento deve essere determinato sulla base di un valore medio annuo, in assenza della prova di un preciso ammontare degli esborsi: il giudice del merito non può prescindere dal considerare i redditi delle parti e il tenore di vita della famiglia. E all’uomo non giova eccepire la prescrizione, che comincia a decorrere dal riconoscimento o dalla dichiarazione giudiziale di paternità. È quanto emerge dalla sentenza 9059/17, pubblicata il 7 aprile dalla prima sezione civile della Cassazione.

Devalutazione necessaria
Bocciati i ricorsi principale e incidentale, proposta rispettivamente dalla madre e dal padre. Diventa definitiva la statuizione secondo cui la donna ha diritto a ripetere la metà di quanto spese per mantenere la figlia dalla nascita fino alla data della domanda. Giustificata la liquidazione, che è giocoforza equitativa, effettuata con una “devalutazione” necessaria per evitare «conseguenze paradossali» relativamente al periodo più risalente: sono solo depotenziati alcuni «parametri eccessivi». Per il resto il giudice considera che la mamma ha assicurato alla figlia un buon tenore di vita, sia pure in una città di provincia, dove i prezzi sono più bassi. E tiene conto delle cure mediche pagate.

Ritardo e vantaggio
Non giova al padre sostenere che la prescrizione del diritto al mantenimento decorrerebbe dall’ormai lontana data di nascita della figlia. L’obbligo di mantenimento dei genitori nasce per il solo fatto di aver messo al mondo i figli e prescinde da ogni domanda proposta. E dunque chi ritarda il riconoscimento, obbligando l’altro genitore a rivolgersi al giudice, non può allegare l’omissione a suo vantaggio. Anche la prescrizione del diritto al rimborso dell’altro genitore non può quindi che decorrere dall’atto di riconoscimento del figlio o dalla dichiarazione giudiziale.