Stop alla causa quando pende il divorzio all’estero se le leggi locali non mettono a rischio i minori

Censurabile la scelta del marito di adire il giudice di un Paese dalla cultura giuridica tanto differente

  Pubblicato in data 27-03-2017

Si ferma in Italia la causa di separazione in attesa che si chiuda a Dubai l’appello nel giudizio di divorzio fra due cittadini italiani iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero. E ciò perché la sentenza pronunciata delle autorità dell’Emirato arabo è destinata a produrre effetti nell’ordinamento nazionale: non sono a rischio gli interessi dei minori né il futuro della mamma. Ma è censurabile la scelta del marito che per una questione così delicata come la sorte della sua famiglia si sia rivolto al giudice di un Paese dalla tradizione giuridica così differente dalla nostra. È quanto emerge da un recente provvedimento della sezione civile del tribunale di Como (presidente delegato Donatella Montanari).

Principi garantiti
Il giudice autorizza i coniugi «a vivere separati con obbligo del mutuo rispetto». Per il resto, però, bisogna attendere il verdetto dell’autorità straniera. La convenuta non ha contestato la giurisdizione della Commissione di orientamento familiare di Dubai, che risulta giustificata nell’ordinamento italiano dal criterio della residenza abituale delle parti. La sentenza di primo grado prodotta in giudizio non contrasta con principi pubblicistici, anche se utilizza categorie estranee alla cultura giuridica italiana: i minori sono affidati «in custodia» alla madre e a carico del padre è posto un assegno destinato al loro mantenimento e alle esigenze abitative dei figli e della signora. La madre, comunque, non rischia di vedersi negare il permesso di soggiorno una volta che ha ottenuto la «custodia» dei figli, che pure non è corrisponde alla nozione di affido della normativa nazionale. Si applica dunque lo stop alla causa italiana previsto dall’articolo 7 della legge 217/95 per evitare il contrasto fra le decisioni dei due giudizi. Resta la critica all’uomo che ha preferito il divorzio a Dubai, così lontano dall’Italia per «costumi sociali» e «comune sentire», quando si tratta di decidere su relazioni tanto importanti come quelle del «consorzio familiare»