Sottrazione internazionale:sul rimpatrio sceglie il minore capace di discernimento

Sentenza Cassazione civile, Sez. I, n. 5237 del 5 marzo 2014

  Pubblicato in data 08-07-2015

Nel caso in esame La Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla corretta applicazione dei presupposti che ostano al rimpatrio di un minore ritenuto capace di discernimento. In particolare la Supr. Corte ribalta la decisione del Tribunale per i minorenni di Firenze e chiarisce quali siano il valore e il rilievo da attribuire al suo rifiuto, acquisito mediante l’ascolto, sgombrando il campo da incertezze applicative e da equivoci legislativi. La conclusione cui giunge la sentenza annotata passa attraverso l’analisi della formula impiegata dall’art. 13, comma 2, della Convenzione de L’Aja sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori del 25.10.1980. Nella norma si parla di minore che si oppone al ritorno e che abbia un’età e un grado di maturità tali che sia opportuno tenere conto del suo parere: la disposizione viene interpretata in rapporto alla più diffusa nozione di capacità di discernimento, che giustifica la generalizzazione dell’ascolto, anche rispetto alle procedure di sottrazione. In tal modo viene superata, implicitamente, la discrezionalità che sembra suggerita da una lettura isolata della formula prevista dall’art. 7, comma 3, l. n. 64/1994 . Per questa via, inoltre, la Supr. Corte ha l’occasione di precisare, sovvertendo un precedente orientamento, che le cause ostative al rimpatrio del minore, rispettivamente indicate dall’art. 13, comma 1, lett. b) e dall’art. 13, comma 2, della Convenzione de L’Aja – pregiudizio per il minore e suo rifiuto – non possono e non debbono essere in alcun modo assimilate, con conseguente svalutazione del momento dell’ascolto.