Sottrazione internazionale, il giudice deve ascoltare il minore che può anche decidere di non rientrare

  Pubblicato in data 06-03-2017

In materia di sottrazione internazionale di minori, lo speciale regime derogatorio di cui all'art. 13 Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980 (resa esecutiva in Italia con l. n. 64/1994) impone l'ascolto del minore, se capace di discernimento.

In caso di opposizione, essa costituisce un motivo ostativo autonomo all'ordine di rientro. L'audizione è dunque funzionale ad acquisire le dichiarazioni del minore in ordine al rientro e, per il caso di dichiarazioni indeterminate che non consentano di rilevare la volontà del minore, non può considerarsi integrata la condizione ostativa, mentre, ove sussista dubbio sull'integrazione delle due condizioni derogatorie all'ordine di rientro, nonostante il rifiuto del minore, deve procedersi ad un approfondimento istruttorio autonomo, anche mediante consulenza tecnica d'ufficio e un modello più adeguato di ascolto del minore. A fronte invece di una chiara determinazione di volontà, il giudice non può opporre una valutazione alternativa della relazione con il genitore con il quale il predetto minore dovrebbe vivere in esito al rientro, priva di un preciso ed autonomo giudizio prognostico che dalle ragioni del rifiuto prenda le mosse (nel caso di specie il giudice territoriale non ha conformato la sua valutazione sull'insussistenza delle condizioni ostative al rientro ai parametri della norma di riferimento, non avendo sviluppato alcuna precisa verifica delle ragioni dell'opposizione del minore, dal momento che l'univoca manifestazione di volontà di quest'ultimo non può essere disattesa senza un autonomo approfondimento istruttorio).