Se c’è sottrazione internazionale il giudice deve spiegare perché non ha sentito il minore

Audizione adempimento necessario nelle procedure che riguardano i piccoli, a meno che esistano particolari ragioni che sconsigliano l’ascolto in quanto potrebbe essere dannoso per l’interessato

  Pubblicato in data 15-02-2017

Nel caso di sottrazione internazionale di minore, il giudice ha l’obbligo di motivare il rifiuto dell’audizione del bambino. Lo ha stabilito la prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 3319/17, pubblicata l’otto febbraio.

La Corte suprema accoglie il ricorso del pm contro la decisione del tribunale dei minori che disponeva il rimpatrio all’estero di una minore perché era in Irlanda che la bambina aveva la sua vita stabile e serena. La controversia nasce dalla richiesta del padre di far rimpatriare la figlia in Irlanda perché la ex l’aveva sottratta e portata con sé in Italia senza il suo consenso. Il pm, contrario all’istanza dell’uomo, rilevava che il rimpatrio non era la scelta giusta per la piccola perché il padre non era in condizione di assicurarle una «collocazione abitativa idonea», tenuto conto delle difficoltà economiche di trovare un’occupazione remunerativa in Irlanda. A dare ragione all’uomo è il tribunale dei minori che acconsente al rimpatrio perché la donna, senza il consenso dell’ex, aveva arbitrariamente portato con sé la figlia in Italia e, in più, era in Irlanda che la bambina aveva la sua abituale residenza. La Cassazione, invece, ritiene la richiesta del pm fondata: il tribunale ha preso la sua decisione senza ascoltare la minore.

Come spiegano i giudici della prima sezione civile, l’audizione è diventata un «adempimento necessario» nelle procedure che riguardano i minori e, dunque, indispensabile anche nel procedimento per la sottrazione internazionale di minori, «essendo finalizzato, ex articolo 13, comma 2, della Convenzione de L’Aja, anche alla valutazione dell’eventuale opposizione del minore al ritorno, salvo che esistano particolari ragioni che il giudice di merito deve indicare specificamente che ne sconsiglino l’audizione, nel caso in cui questa possa essere dannosa per il minore, tenuto conto anche del suo grado di maturità». In questo caso, il decreto impugnato non ha fatto alcun cenno ai motivi per cui l’ascolto del minore non è stato disposto; pertanto, il collegio cassa con rinvio il decreto per un nuovo esame.