Sarà la Consulta a decidere quale giudice devono adire i nonni per continuare a vedere i nipotini

Sollevata Bologna la questione di legittimità sull’azione degli ascendenti introdotta dal dlgs 154/13: a rischio irragionevolezza la norma che riserva la competenza al tribunale per i minorenni

  Pubblicato in data 06-10-2015

Primo scoglio per la riforma del diritto di famiglia portata dal decreto legislativo 154/13 che ha introdotto nell’articolo 317 bis Cc la legittimazione degli ascendenti a promuovere un giudizio per far valere il loro diritto di mantenere rapporti significativi con i nipotini “under 18”. È il tribunale per i minorenni di Bologna a sollevare la questione di legittimità costituzionale delle nuove norme con l’ordinanza depositata ieri: le nuove norme sono a rischio «irragionevolezza» laddove riservano la competenza proprio al tribunale per i minorenni (presidente ed estensore Giuseppe Spadaro).

Tutela frantumata
L’ufficio giudiziario emiliano sospetta che il Governo sia andato oltre i limiti indicati dalla legge cadendo in quell’eccesso di delega che, ad esempio, era costato alla mediazione civile obbligatoria lo stop da parte della Corte costituzionale. L’articolo 317 bis Cc si risolve nell’istituire una competenza funzionale esclusiva del tribunale per i minorenni ed esclude ogni ipotesi di simultaneus processus. Ma emerge una contraddizione: grazie alla legge delega, la 219/12, tutti i procedimenti ex articolo 333 Cc possono essere trattati anche dal tribunale ordinario se pende un procedimento ex articolo 337 bis Cc (separazione, divorzio, 316 Cc); i soli procedimenti ex articolo 317 bis Cc, invece devono essere trattati sempre e comunque dal tribunale per i minorenni. E ciò anche quanto pende un giudizio di separazione o di divorzio o di regolamentazione dei rapporti genitoriali in caso di minore non nato da matrimonio. Insomma: se il 317 bis Cc è un procedimento ex articolo 333 Cc allora doveva restare applicabile la norma in cui è previsto che «per i procedimenti di cui all’articolo 333 resta esclusa la competenza del tribunale per i minorenni nell'ipotesi in cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell’articolo 316 Cc; in tale ipotesi per tutta la durata del processo la competenza, anche per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo, spetta al giudice ordinario». Ecco dunque il risultato irragionevole: i minori sono già coinvolti nel procedimento di separazione pendente dinanzi al tribunale ordinario, ma soltanto per regolamentare i rapporti con i nonni sono chiamati a giudizio dinanzi al tribunale per i minorenni. E la frantumazione della tutela processuale non risulta coerente con l’interesse del minore, che invece «illumina» tutta la legge 219/12. Non resta che aspettare il verdetto della Consulta.