Revocato l'assegno in favore del figlio che ha superato l'esame da avvocato

Il diritto al contributo si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e formativo che tiene conto anche dell'avanzare dell'età.

  Pubblicato in data 08-03-2018

Il figlio perde il diritto al mantenimento se ha superato l'esame da avvocato e frequenta lo studio del fratello. Il diritto all'assegno si giustifica, infatti, nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e formativo che tiene conto anche dell'avanzare dell'età.

Lo ha ricordato la sesta sezione civile della Cassazione con l'ordinanza 5088 del 5 marzo che ha accolto il ricorso di un marito divorziato. L'uomo si è rivolto al giudice chiedendo la revoca dell'assegno di mantenimento versato al figlio maggiorenne. Il tribunale ha respinto il ricorso e la Corte d'appello ha confermato la decisione. In particolare il collegio di secondo grado non ha ignorato il fatto nuovo costituito dal superamento dell'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense e dell'iscrizione all'albo degli avvocati, ma ha ritenuto tale circostanza non sufficiente da sola, a provare l'acquisita autonomia economica. Infatti l'iscrizione all'albo degli avvocati non dimostra la titolarità di un reddito né tale elemento può essere presuntivamente dedotto dal fatto che lavori presso lo studio legale del fratello.

Contro questa decisione il padre ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i giudici non avevano considerato il fatto nuovo del raggiungimento dell'abilitazione all'esercizio della professione forense e la circostanza che ormai lavorava nello studio con il fratello.

La Cassazione, nell'accogliere la domanda, ha affermato che il provvedimento non è conforme al più recente orientamento della Suprema corte. Infatti anche se l'obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa con il raggiungimento della maggiore eta da parte di questi ultimi, ma perdura in linea di principio, finché essi non abbiano raggiunto una propria indipendenza

economica, il genitore, qualora domandi la modifica o la declaratoria di cessazione dell'obbligo di mantenimento, è tenuto a dimostrare tale circostanza oppure che il mancato svolgimento di un'attività produttiva di reddito dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato. L'onere della prova peraltro può essere assolto mediante l'allegazione di circostanze di fatto da cui desumere in via presuntiva l'estinzione dell'obbligazione, tenendo presente che l'avanzare dell'età è un elemento importante giacché con il raggiungimento di un'età nella quale il percorso formativo e di studi si è concluso, la condizione di persistente mancanza di autosufficienza economica, in mancanza di ragioni individuali specifiche, “costituisce un indicatore forte di inerzia”.

In sostanza il diritto del figlio si giustifica all'interno e nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e formativo tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni ma rimane circoscritto in termini di contenuto e di durata.

Nel caso in esame la Corte d'appello non ha valutato l'impatto che ha avuto il superamento dell'esame di avvocato e il fatto che il neo legale continuasse a frequentare lo studio del fratello dal quale poteva trarre ora maggiore reddito. Di qui il rinvio alla corte d'appello per un nuovo esame della questione.