Può decadere da genitore chi rifiuta la psicoterapia per il bene dei figli anche se la Cassazione dice no

Tribunale di Roma ancora contro il divieto di imporre trattamenti sanitari: unico modo per contenere la conflittualità. Da casa sua il padre deve far parlare i minori via skype con la madre

  Pubblicato in data 31-01-2017

Dopo il “corto circuito” della coppia psicoterapia obbligatoria per i genitori e contatti via skype con i figli: il tutto solo per il bene dei bambini. E ciò benché la Cassazione con la sentenza 13506/15 abbia stabilito che il giudice chiamato a decidere sull’affido dei minori non possa prescrivere trattamenti sanitari ai genitori inadeguati. Il percorso di sostegno personale e alla genitorialità in certi casi è l’unico modo per tutelare l’interesse superiore dei bambini e il padre o la madre che non si adegua rischia conseguenze gravi, fino all’estrema misura della decadenza dalla responsabilità genitoriale. Dunque: minori affidati ai servizi sociali per sottrarre le decisioni più importanti alla guerra fra gli adulti e collocamento prevalente presso il genitore che, almeno astrattamente, appare più adatto a svolgere il ruolo. È quanto emerge dalla sentenza 9630/16, pubblicata dalla prima sezione civile del tribunale di Roma (giudice Silvia Albano).

Sabotaggio pericoloso
Lo certifica la Ctu: la coppia è scoppiata e ci sono tutti i presupposti ex articolo 151 Cc per dichiarare la separazione. Nel frattempo gli ex coniugi sono giunti alle querele reciproche. Lei, egocentrica e rigida, si adatta però al percorso presso il consultorio familiare e ottiene il collocamento prevalente delle figlie gemelle. Rischia grosso invece il padre ipervigile e diffidente: si fa visitare soltanto per dimostrare che non ha patologie ma poi non inizia il percorso. Ma in questo modo mostra di non voler contribuire a risolvere i problemi che mettono a rischio il benessere delle gemelle. Ai servizi sociali viene allora ordinato di segnalare alla procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni condotte di “sabotaggio” da parte dell’uomo. Con il pericolo di serie conseguenze.

Libertà garantita
Il giudice esclude che il percorso terapeutico prescritto possa costituire una violazione della libertà personale perché non ci sono conseguenze sanzionatorie individuali. Gli effetti, però, ricadono sull’affido condiviso. E il genitore che non vuole mettersi in discussione intraprendendo i percorsi individuati come necessari, osserva il giudice, dimostra di non essere idoneo per il suo ruolo. Il padre, fra l’altro, tende a isolare le gemelle dalla madre quando stanno con lui: ecco perché la sentenza stabilisce che ognuno dei genitori durante la permanenze presso di sé deve garantire contatti tra i figli all’ex partner via telefonico o via skype. Nessun dubbio infine che il giudice ben possa affidare i minori ai servizi sociali: può perfino disporre l’affidamento familiare grazie all’articolo 337 ter Cc introdotto dal decreto legislativo 154/13. Non resta che adeguarsi e pagare le spese di lite integralmente compensate fra le parti.