Prelievo forzato dalla madre solo in casi estremi e mai prima di aver verificato le capacità di recupero del genitore

Un solo episodio di abbandono non giustifica una misura così estrema. Accolto il ricorso della donna

  Pubblicato in data 23-10-2017

Stop ai prelievi forzati dei bambini dalla mamma. D’ora in avanti l’allontanamento sarà tollerato soltanto in casi davvero estremi e solo dopo aver valutato la totale incapacità di recupero del genitore. Un solo episodio di abbandono, in questo caso un bimbo lasciato solo nella carrozzina presso una stazione, non legittima l’allontanamento dal genitore.

 È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 22589 di oggi, ha accolto il ricorso di una donna che si era vista prelevare il figlio di soli sette mesi dopo un singolo episodio di abbandono, per di più, temporaneo.

 La prima sezione civile ha attinto ai principi generali per giungere a questa decisione. In particolare gli Ermellini hanno ricordato che solo al fallito tentativo di recupero della genitorialità può conseguire la dichiarazione dello stato di adottabilità.

L'adozione di un provvedimento di tale natura è ammissibile esclusivamente nel caso in cui si accerti una situazione di abbandono non transitoria, rappresentando l'allontanamento dal nucleo familiare d'origine una soluzione di "extrema ratio", cioè adottabile quando ogni altro rimedio appaia inadeguato con l'esigenza dell'acquisto o del recupero di uno stabile e adeguato contesto familiare in tempi compatibili con l'esigenza del minore stesso.

Nel caso sottoposto all’esame della Corte male hanno fatto i giudici di merito a non valutare la reale necessità e proporzionalità di un intervento così grave e invasivo come quello posto in essere con il prelievo forzato dalla madre del piccolo, all'età di sette mesi. Età ricordano i Supremi giudici, fondamentale per favorire l'instaurazione di una forte relazione affettiva del figlio con la madre, che costituisce un elemento essenziale per permettere una serena crescita del minore. Una tale valutazione non può essere infatti basata esclusiva mente sull'episodio abbandonico, di cui si è resa responsabile la donna e che ha determinato l'intervento della polizia ferroviaria, senza un necessario inquadramento della condotta della madre nel contesto della sua situazione esistenziale del momento e senza che a tale intervento di urgenza sia stata ricollegata quella necessaria predisposizione di misure di verifica e di sostegno alla possibilità di recupero della funzione genitoriale.

 Il provvedimento della Corte d’Appello è stato dunque cassato per consentire l'esperimento delle misure necessarie a verificare le possibilità di recupero della capacità genitoriale della signora al fine di sostenere il recupero della relazione madre figlio e consentire la permanenza del minore nella sua famiglia di origine nel rispetto del principio del suo interesse superiore che giustifica la rescissione del legame genitore - figlio solo come extrema ratio conseguente all'accertamento di una definitiva verifica dell'impossibilità del recupero di una adeguata capacità genitoriale lesiva per la crescita del minore.