Portare il figlio all’estero senza il consenso dell’altro genitore è reato

A cura dell’Avv. Silvana Salerno

  Pubblicato in data 08-09-2016

Il tema della sottrazione, del trasferimento e/o trattenimento all’estero di figli minori di coppie in crisi è purtroppo assai ricorrente al giorno d’oggi e balza sempre più spesso all’attenzione della cronaca giudiziaria e dell’opinione pubblica.

Al fine di offrire una valida risposta sanzionatoria in relazione all’aumento dei matrimoni e delle unioni fra cittadini di diversa nazionalità e, per rimediare, al contempo, all’insufficienza del quadro normativo italiano previgente ( limitato alle previsioni normative di cui agli artt. 573, 574 c.p.),  il delitto di “sottrazione e trattenimento di minore all’estero” di cui all’art. 574 bis c. p. è stato introdotto dall’art. 3, comma 29, lettera b), della legge 15 luglio 2009, n. 94, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”.

Ai sensi dell’art. 574 bis c.p., « Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque sottrae un minore al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, conducendolo o trattenendolo all'estero contro la volontà del medesimo genitore o tutore, impedendo in tutto o in parte allo stesso l'esercizio della responsabilità genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Se il fatto di cui al primo comma è commesso nei confronti di un minore che abbia compiuto gli anni quattordici e con il suo consenso, si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni.

Se i fatti di cui al primo e secondo comma sono commessi da un genitore in danno del figlio minore, la condanna comporta la sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale ».

A ben vedere, si tratta di un reato comune, come è dato evincersi dall’inciso “Chiunque”.

Da un’attenta disamina dell’articolo appena richiamato appare evidente come, nel reato in questione, pur non essendo rilevante, ai fini della configurabilità del reato, che il minore abbia prestato il consenso, tuttavia qualora il consenso sia prestato da un infradiciottenne, cioè da colui che abbia compiuto gli anni quattordici, ma non ancora i diciotto, è prevista una diminuzione di pena  rispetto a quella stabilita per l'infraquattordicenne.

Ciò posto, significativa e meritevole di menzione è, sul punto, una recentissima sentenza della  Corte di Cassazione, alla cui attenzione è stata sottoposta la questione se la condotta di un genitore che conduca con sé un figlio all’estero, precludendo all’altro genitore di vederlo,  integri il reato di sottrazione di minore ai sensi dell’art. 574 bis c.p. (si veda Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, sent. 28 aprile 2016 n. 17679).

Nel caso in questione, una donna nel 2011 decideva di tornare a casa propria in Germania, portando con sé la figlia e non comunicando alcunché al consorte.

Con la sopra citata sentenza, gli Ermellini hanno chiarito che il reato di cui all’art. 574 bis c.p. è integrato dalla condotta di abductio, di trasferimento, ovvero di trattenimento del minore al di fuori dello Stato (circostanza specializzante che rende tale fattispecie più grave rispetto a quella di cui all’art. 574 c.p.), con conseguente preclusione all’altro genitore di esercizio della responsabilità genitoriale in capo alla figlio minore.

 Secondo la Suprema Corte, su entrambi i genitori grava in egual misura il potere/dovere di cura sul figlio minore, ragion per cui la sottrazione del figlio di cui all’art. 574 bis c.p. non solo priva l’altro genitore del contatto fisico con il figlio, ma preclude allo stesso di esercitare sul figlio un armonico esercizio della propria responsabilità genitoriale e delle prerogative ad essa connesse, con evidente e grave pregiudizio per il minore stesso.

In definitiva, da ciò discende che, secondo la Corte di Cassazione, a giustificare la sanzione prevista dall’art. 574 bis c.p. non è la valutazione in concreto dell’interesse del minore, ma la condotta di indebita sottrazione che, nel caso di specie, impedendo al padre di esercitare la propria responsabilità genitoriale sulla figlia, determina una concreta offesa al bene giuridico protetto, indipendentemente dalla eventuale successiva valutazione del concreto interesse del minore da parte della competente Autorità Giudiziaria, il cui apprezzamento, ponendo fine a tale preclusione, determina la cessazione della permanenza del reato.