Permesso di soggiorno al marito extra-Ue della donna europea anche se non è lui il padre del bambino

  Pubblicato in data 29-05-2015

L’extracomunitario può restare in Italia per stare accanto alla bambina che la sua attuale moglie, cittadina Ue, ha avuto da una precedente relazione. È vero, l’uomo non può essere assimilato al genitore biologico della piccola, ma grazie ai principi dell’Unione europea la nozione di “familiare” del testo unico sull’immigrazione ben può essere interpretata in senso favorevole al minore: lo straniero, dunque, può ottenere il permesso di soggiorno «per gravi motivi», visto che la sua presenza nel nostro Paese risulta necessaria per garantire alla minore un adeguato sviluppo psico-fisico. È quanto emerge da un decreto emesso dalla Corte d’appello di Catania, sezione famiglia e minorenni (presidente ed estensore Pietro Zappia).

Lettura estensiva
L’interesse del minore ha priorità e deve prevalere su tutti gli altri che risultano eventualmente in contrasto. Lo afferma l’articolo 3 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 24 novembre 1989, ratificata in Italia con la legge 176/91. E lo ribadisce l’articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La nozione normativa di famiglia non ammette interpretazioni analogiche, ma nulla vieta un’interpretazione estensiva, a patto che sia favorevole al minore. E ciò soprattutto quando risulta l’unica costituzionalmente orientata e conforme alle convenzioni internazionali. La circostanza che lo straniero sia sposato con una cittadina europea non consente di attribuirgli la condizione giuridica di «genitore» della bambina che la moglie ha avuto in passato con un altro: la nozione implica infatti un rapporto parentale fondato sulla realtà biologica. Ma nulla impedisce di considerare il cittadino extracomunitario un «familiare» ex articolo 31 del decreto legislativo 296/98 e dunque di fargli avere il permesso di soggiorno “speciale”, quello nato per tenere uniti genitori e figli. E ciò soprattutto grazie agli effetti nel nostro ordinamento delle norme europee sul diritto di circolazione e soggiorno dei cittadini Ue, in particolare l’articolo 2 del decreto legislativo 30/2007 che dà attuazione alla direttiva 2004/38/CE: deve infatti essere considerato “familiare” non solo il coniuge del cittadino europeo ma anche il partner che ha contratto un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro. Insomma: se la bambina sente che l’extracomunitario è il suo nuovo papà, lo straniero deve restare in Italia.