Pensione di reversibilità anche al coniuge separato con addebito

La Suprema corte decide nel merito accogliendo la domanda dell’ex moglie del de cuius: grazie alla Consulta conta l’esistenza del rapporto al momento del decesso e non la vivenza a carico.

  Pubblicato in data 20-02-2018

Il coniuge ha diritto alla pensione di reversibilità anche se quando il de cuiusè morto era separato con addebito e non percepiva l’assegno di mantenimento. In base alla giurisprudenza costituzionale, infatti, non può esserci disparità di trattamento per il coniuge in ragione del titolo della separazione, mentre gli effetti civili del matrimonio cessano soltanto con il divorzio. D’altronde la legge non impone ai fini della tutela previdenziale che il coniuge che viva a carico del de cuius al momento della morte ma soltanto che sussista ancora il vincolo fra loro. È quanto emerge dall’ordinanza 2606/16, pubblicata il 2 febbraio dalla sezione lavoro della Cassazione.

Funzione e continuità
La Suprema corte decide nel merito accogliendo la domanda proposta nei confronti dell’Inps dalla donna separata con addebito al decesso del de cuius, sia pure sulla base di una sentenze non passata in giudicato. Sbaglia la Corte d’appello a riformare la sentenza del Tribunale negando alla donna il trattamento previdenziale sul rilievo che «la reversibilità non è solo la prosecuzione in favore di terzi del pregresso diritto a pensione dell’avente titolo, ma è la prosecuzione in favore di terzi aventi diritto». Trova ingresso la censura secondo cui questo tipo di pensione non deve essere riconosciuta soltanto al coniuge in favore del quale il de cuius era tenuto a corrispondere un assegno di mantenimento. E ciò perché in definitiva il trattamento al superstite assolve alla funzione di sostentamento in precedenza indirettamente assicurato dalla pensione in titolarità del coniuge defunto.

Presunzione legale
È quindi grazie alla Consulta che va riconosciuta la reversibilità al coniuge separato per colpa o con addebito, laddove viene equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite - separato o non - in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte. La ratio della tutela previdenziale, d’altronde, è porre il coniuge superstite al riparo del rischio di uno stato di bisogno, senza dunque che questa condizione diventi un concreto presupposto per il trattamento economico. All’Inps non resta che pagare, anche le spese di giudizio.