Non si può decidere il rimpatrio del minore senza ascoltarlo perché il suo dissenso va verificato

Sì al ricorso della madre che dopo le vacanze rifiuta di consegnare la piccola al padre residente in Inghilterra: necessaria l’audizione per valutare le capacità di discernimento dell’interessata

  Pubblicato in data 21-08-2017

Non fa rientro presso la residenza abituale il minore che manifesta il suo rifiuto: l’ascolto, in questi casi, diventa necessario. A sancirlo è la Cassazione che, con la sentenza 18649/17, pubblicata il 27 luglio dalla prima sezione civile, accoglie il ricorso di una donna, madre di una bimba, che al termine di una vacanza estiva nel nostro Paese, si era rifiutata di consegnare la piccola al padre, residente con lui in Inghilterra. L’uomo adiva il tribunale dei minori e riusciva a ottenere il rientro della figlia perché l’atto della donna era risultato lesivo del diritto di custodia dell’altro genitore. Nel prendere tale decisione, però, il giudice escludeva la necessità di procedere all’ascolto della bimba per evitare uno stress emotivo, trovandosi la piccola in balia del conflitto tra i genitori e non essendo nella condizione di poter esprimere liberamente il suo desiderio. Ma è proprio su tale punto che il giudice incorre nell’errore: la Cassazione, che, invece, accoglie il ricorso della donna, sostiene che proprio perché la bimba aveva già manifestato il suo dissenso al rientro in Inghilterra con il padre, la decisione del tribunale di non procedere con l’ascolto compromette il diritto di difesa e del diritto al giusto processo «rendendo così doverosa la cassazione del provvedimento da esso emesso». La Corte suprema spiega che «l’ascolto del minore diventa necessario in caso di opposizione al rientro, quanto più se ne consideri l’effetto ostativo che vi ricollega lo stesso disposto normativo, onde la sua omissione per i rilevanti effetti che possono derivarne sul piano procedimentale, determinando la reiezione dell’istanza ovvero la necessità di un ulteriore svolgimento istruttorio, non può trovare giustificazione nella circostanza che il minore sia stato ascoltato altrove, risultando in tale ipotesi l’ascolto da parte del giudice adempimento del tutto doveroso». Nel caso specifico, sbaglia il tribunale a sostenere l’inutilità dell’ascolto per il conflitto di lealtà genitoriale di cui era nelle circostanze in balia la minore»; era onere del decidente – conclude il collegio - «allestire le condizioni minimali attraverso le quali procedere all’audizione della minore e così verificarne la capacità di discernimento e l’attendibilità del rifiuto al rimpatrio già esternato in altra sede». Il collegio accoglie il primo motivo del ricorso e cassa con rinvio la decisione impugnata.