No all'aumento dell'assegno solo perché l'onerato è in grado di acquistare un'auto di lusso

Congrua la misura del contributo da versare alla ex anche perché l'obbligato si fa carico di tutte le utenze e delle spese della casa coniugale

  Pubblicato in data 13-10-2017

Non si può aumentare l'entità dell'assegno di mantenimento solo perché l'onerato ha la capacità reddituale di permettersi un'auto di lusso. Lo ha sancito la Cassazione con l'ordinanza n. 23726/17, pubblicata oggi dalla sesta sezione civile. È inammissibile il ricorso di una donna che impugnava la sentenza della Corte di appello per aver confermato la riduzione dell'assegno da corrisponderle. Dei mille euro che l'ex era tenuto a versarle, una parte era corrisposto quale contributo spettante per il mantenimento del figlio e, dunque, dagli iniziali 1800 euro circa, il contributo scendeva intorno ai mille euro. Il giudice del merito, nel confermare la decisione del tribunale, evidenziava che non c'era bisogno di disporre un'indagine tributaria richiesta dalla donna, rilevando che il reddito dichiarato dall'ex coniuge era tale da giustificare i recenti acquisti, tra cui una barca e un'auto di lusso. Inoltre, non erano in contestazione né la disparità delle condizioni economiche dei coniugi né il diritto della moglie, priva di redditi propri, al mantenimento. In altre parole, la Corte territoriale riteneva congrua la misura dell'assegno stabilita in primo grado anche alla luce del fatto che l'onerato aveva l'obbligo di pagare tutte le utenze e gli oneri della casa coniugale. La Cassazione, in linea con la decisione, ritiene inammissibile il ricorso della richiedente. La censura con cui la ricorrente lamenta la mancata considerazione delle ragioni che l'avevano indotta a rinunciare alla ricerca di un'occupazione risulta  inammissibile per il semplice fatto che la causa non aveva ad oggetto «la determinazione delle condizioni economiche della separazione, a suo tempo stabilite dai coniugi nell'accordo omologato,  ma solo la loro revisione, con la conseguenza che la cognizione della corte d'appello era limitata alla verifica del mutamento della situazione in relazione alla quale l'accordo era stato stipulato». Il Palazzaccio dichiara inammissibile il ricorso.