No al mantenimento vincolato al tenore di vita del figlio senza verificare i veri redditi dei genitori

Accolto il ricorso del papà: il giudice del merito avrebbe dovuto disporre indagini tributarie sulla situazione finanziaria e patrimoniale della ex. Contano le capacità di lavoro di ciascuna delle parti.

  Pubblicato in data 12-03-2018

Tenore di vita del figlio e situazione reddituale dei genitori: sono questi i criteri che il giudice deve tenere a mente nello stabilire l’entità del mantenimento da corrispondere alla prole. Se necessario, è giusto disporre d’ufficio anche indagini tributarie sui redditi dei genitori. Lo ha sancito la Cassazione con l’ordinanza 4811/18, pubblicata il primo marzo dalla sesta sezione civile. Accolto il ricorso di un uomo che impugna la decisione della Corte di appello per aver stabilito il versamento di 400 euro per il mantenimento della prole, oltre al 50 per cento delle spese straordinarie. Secondo il ricorrente, il giudice del merito avrebbe dovuto quantificare il mantenimento comparando la situazione reddituale di entrambi i genitori e disporre d’ufficio le indagini tributarie sui redditi della ex coniuge. La Cassazione ritiene fondata l’istanza. Nel determinare l’entità dell’assegno da versare alla prole, il giudice deve tener conto delle «attuali esigenze del figlio» e dei redditi di entrambi i genitori. Dopo la separazione dei coniugi, continua a trovare applicazione «l’articolo 147 Cc, che ora rimanda all’articolo 315 bis Cc, e che, imponendo ai genitori il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i medesimi a far fronte a una molteplicità di esigenze». Il parametro di riferimento, per quantificare il «concorso nei predetti oneri è costituito non soltanto dalle esigenze dei figli, ma anche dai redditi e dalla capacità di lavoro di ciascun coniuge». In altre parole, il giudice non può tenere conto del solo parametro del tenore di vita del figlio, «che non è l’esclusivo, ma deve considerare in concreto le predette e rispettive condizioni di ciascun genitore». La Corte territoriale non ha rispettato tali criteri, avallando la soluzione del tribunale, a sua volta, non supportata da un’idonea indagine rispetto alle risorse patrimoniali e reddituali disponibili da parte dei coniugi e alla loro capacità di lavoro: anzi, la corte del merito ha espressamente trascurato la «maggiore capacità economica dell’altro genitore pur accertata nel caso concreto».