Niente automatismi ai fini dell’assegno perché sull’indipendenza economica pesa il contesto sociale

Il giudice del merito deve valutare «in un ambito duttile» il parametro dell’autosufficienza indicato dal revirement della Cassazione: la soglia non si ferma alla sopravvivenza né va oltre la normalità

  Pubblicato in data 12-02-2018

Nuova apertura della Cassazione sull’assegno divorzile dopo il revirementche ha mandato in soffitta il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio per stabilire il diritto all’assegno divorzile in favore del coniuge richiedente. Il parametro dell’autosufficienza economica introdotto dalla sentenza 11504/17 deve essere apprezzato con la «necessaria elasticità»: la soglia dell’indipendenza economica, che esclude il diritto al trattamento, non può essere bloccata al livello della «pura sopravvivenza» né eccedere quello della normalità. E nella valutazione pesa l’inserimento del contesto sociale dell’ex coniuge, stavolta come persona singola. Una valutazione che - è il monito rivolto alle giurisdizioni di merito - deve essere offerta «senza fughe» dal giudice, cui spetta il compito di «farsi interprete» della «coscienza collettiva». È quanto emerge dall’ordinanza 3015/18, pubblicata il 7 febbraio dalla sesta sezione civile della Cassazione.

Momento storico
Bocciato nella specie il ricorso dell’ex moglie che chiedeva l’aumento dell’assegno. Sul diritto al trattamento si è formato il giudicato perché l’onerato non ha impugnato: altrimenti il verdetto sarebbe stato diverso. La donna è avvocato, ma non esercita: si è prima messa a part-time, poi dimessa dall’impiego e al momento non ha un’occupazione (possiede un appartamento che risultava in affitto al momento della separazione). Non risultano tentativi di riprendere l’attività lavorativa. Insomma: la rinuncia alla «carriera promettente» è frutto di una libera scelta. Ma non è solo questo che fa escludere il diritto all’assegno. Oggi, infatti, non è il divario di reddito fra le parti o il peggioramento delle condizioni del richiedente a giustificare l’attribuzione del contributo a carico dell’ex coniuge. Che va riconosciuto soltanto di fronte all’impossibilità del richiedente di condurre con i propri mezzi un’esistenza autonoma e dignitosa. Il punto è che il giudice del merito, ammoniscono gli “ermellini”, nel determinare la soglia dell’indipendenza economica deve fare riferimento alle indicazioni provenienti dalla coscienza collettiva in quel dato momento storico. E con la sua valutazione deve muoversi «in un ambito necessariamente duttile ma non arbitrariamente dilatabile»