Minori non adottabili se il genitore dopo il carcere trova un lavoro e un'abitazione

La dichiarazione dello stato di abbandono è l'estrema ratio

  Pubblicato in data 12-05-2016

Lo stato di detenzione del padre che non può prendersi cura dei figli non fa scattare necessariamente lo stato di adottabilità del minore, soprattutto se il genitore, dopo la scarcerazione, si adopera per l'affidamento dei bambini, cercando un lavoro e una casa. È quanto chiarato dalla prima sezione civile della Cassazione con la sentenza n. 9339/16, depositata il 9 maggio. Piazza Cavour rigetta il ricorso del Pm che impugnava la decisione di merito. Al centro della vicenda tre fratelli dichiarati adottabili dal Tribunale per i minori. Secondo la Corte di appello, che revocava l'adottabilità, i bambini non versavano in uno stato di abbandono e l'unico impedimento per l'uomo di poter fare il padre era dipeso dalla detenzione in carcere, dunque, da problemi oggettivi a lui non imputabili. Va aggiunto, inoltre, che subito dopo la scarcerazione, l'uomo si era adoperato per ottenere l'affidamento dei figli, cercando un lavoro, in seguito trovato, e un'abitazione che condivideva con una nuova compagna, ben disposta a prendersi cura dei bambini. Per la Cassazione, la sentenza di merito va confermata: il ricorso del Pm è infondato.
Sebbene la detenzione non sia un «impedimento oggettivo non imputabile rispetto alla mancata assistenza dei figli, i rilievi del Pm involgono contegni pregressi dell'uomo o anteriori anche alla sua detenzione o concomitanti con essa o ancora profili caratteriali che non si rivelano trascurati dai giudici d'appello, ma dai quali, a fronte delle encomiabili iniziative assunte dal medesimo uomo dopo la sua scarcerazione, quali riportate della richiamata relazione dei servizi sociali ma anche verificate da accesso in loco della polizia locale quanto ad abitazione e convivenza con altra donna». Il giudice di appello è arrivato a tale conclusione alla luce del principio secondo cui l'adozione dei minori costituisce «extrema ratio econsiderando anche l'offerto sostegno esterno quantomeno della nonna paterna, che se da un canto nulla era emerso che potesse pregiudicare la sana crescita dei minori o che attestasse l'inadeguata capacità paterna rispetto ai bisogni primari dei figli, dall'altro le sopravvenienze giustificassero la valutazione d'insussistenza dello stato di abbandono e la prognosi favorevole circa la corrispondenza al superiore interesse dei bambini del ristabilimento dcl legame familiare piuttosto che della relativa rescissione». Sulla base di queste valutazioni, il Collegio decide di rigettare il ricorso del Pm.