La richiesta di attribuzione dell'assegno una tantum non può essere desunta da quanto concordato in sede di separazione

L'accordo sulla corresponsione di una somma in unica soluzione richiede sempre una verifica di natura giudiziale e l'intesa delle parti.

  Pubblicato in data 16-03-2018

La richiesta di attribuzione dell'assegno di divorzio una tantum non può essere desunta da quanto concordato dai coniugi in sede di separazione. L'accordo sulla corresponsione di una somma in unica soluzione, infatti, richiede sempre l'intesa delle parti e una verifica di natura giudiziale che non può avvenire al di fuori della causa di divorzio.

Lo ha affermato la prima sezione civile della Cassazione con l'ordinanza 4764 del 28 febbraio che ha accolto il ricorso di una donna nei confronti dell'ex marito.

La Corte d'appello aveva confermato la pronuncia del tribunale concernente le statuizioni economiche del divorzio. In particolare secondo il collegio la pretesa fatta valere dalla donna consisteva in una richiesta di attribuzione di un assegno mensile per il pagamento del canone di locazione di un immobile fino a quando l'ex marito non avesse provveduto ad acquistare un altro immobile del quale avrebbe acquisito la nuda proprietà lasciando alla moglie l'usufrutto del bene. La richiesta dell'acquisto dell'appartamento, invece, doveva essere qualificata come una domanda di capitalizzazione una tantum in base all'articolo 5, comma 8, della legge 898 del 1970.

La decisione è stata però impugnata in Cassazione dove la donna ha sostenuto che erroneamente la Corte di appello ha interpretato la domanda come richiesta di corresponsione dell'assegno divorzile in un'unica soluzione, poiché nessun accordo tra le parti era intervenuto in tal senso, atteso che in sede di separazione consensuale omologata i coniugi avevano solo convenuto che il marito si impegnava ad acquistare a proprio nome un immobile e ad attribuirne l'usufrutto alla moglie e che, nelle more dell'acquisto, si era impegnato a versare alla donna una somma mensile a titolo di canone di locazione di un altro appartamento. In pratica la ricorrente ha sostenuto di non avere azionato alcuna pretesa sostanziale che possa essere, neppure implicitamente, interpretabile, come richiesta del beneficio dell'assegno un tantum.

La Cassazione, nell'accogliere il ricorso, ha chiarito che le due forme di adempimento (assegno periodico e una tantum) hanno connotazioni giuridiche e di fatto diverse, tali da legittimare il legislatore a prevedere diversi regimi fiscali per le due figure. Non solo. La corresponsione dell'assegno divorzile in unica soluzione non è applicabile ai di fuori del giudizio di divorzio, in quanto l'accordo sulla corresponsione una tantum richiede sempre una verifica di natura giudiziale. L'accordo in questione, quindi, non può collocarsi al di fuori del giudizio di divorzio, in quanto una preventiva pattuizione, anche in sede di separazione, potrebbe condizionare il consenso alla dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Ne consegue, ha concluso la Cassazione, che si deve escludere che, in via interpretativa, la domanda di corresponsione dell'assegno divorzile una tantum possa essere ritenuta implicita sulla scorta di quanto concordato dalle parti in sede di separazione consensuale.