La replica di Marino Maglietta all'intervento dell'Unione Nazionale Camere Minorili

Prosegue il dibattito sulle linee guida del Tribunale di Brindisi

  Pubblicato in data 23-03-2017

La Presidenza dell’Unione Nazionale Camere Minorili, sicuramente dopo ampio dibattito interno e confronto con le varie sezioni, ha recentemente diramato un proprio commento alle Linee guida della sez. Civile del Tribunale di Brindisi in merito all’affidamento. Avendo partecipato alle attività del Gruppo di lavoro che le ha elaborate mi permetto a mia volta di esprimermi sulle perplessità di UNCM.

Anzitutto i contenuti delle Linee sono interpetati e citati non rigorosamente. Manca, ad esempio, in esse la rigidità che gli attribuisce UNCM: “tempi di permanenza paritetici presso il padre e presso la madre; ciò determina, da un lato il venir meno dell’assegnazione della casa coniugale al genitore “collocatario”, dall’altro il venir meno dell’assegno di mantenimento, nella misura in cui entrambi i genitori provvedano in via diretta alle esigenze dei figli.” Sembra che sempre e comunque si debbano seguire regole tassative, senza considerare la fattispecie. E difatti subito dopo proprio questo si rimprovera alle Linee. Ma così non è. Si sottolineano i diritti indisponibili del minore (riconosciuti dalla legge) a frequentare i genitori in modo equilibrato e continuativo (art. 337 ter comma I cc), ovvero si enuncia un principio generale da rispettare, sempre che sia possibile e che corrisponda i bisogni dei figli. Esattamnte al contrario di quanto sostiene UNCM, le Linee affermano che può accadere tranquillamente che al termine di un anno si constati che i figli hanno frequentato un genitore più di un altro, ma ciò deve essere effetto casuale delle loro esigenze e non conseguenza rigida, pbbligatoria, del diktat di un giudice. E si fanno anche esempi di situazioni particolari che sicuramente costituiscono delle eccezioni. In realtà, dunque, non si perseguee una fiscale parità tra i genitori, ma le pari opportunità per i figli verso i genitori. Invece UNCM vuole che i figli siano alla mercé del collocatario. Ad s., se questi decide di trasferirsi, poniamo, da Vasto a Gorizia, i figli si devono accodare a lui come pecore, anche se prima i genitori stessi – magari due magistrati, certamente sensibili alle esigenze dei figli e decisi ad agire nel loro superiore interesse - si erano accordati per un affidamento paritetico che i figli già vivevano....  Lo “sradicamento” non conta più. Per UNCM una sana regola consiste nel dare ai figli un genitore riconoscendo loro verso l’altro la “possibilità di trascorrere tempi significativi.” Quando la norma, oltre tutto, riserva esplicitamente questo tipo di rapporto agli ascendenti e ai parenti, non ai genitori.

In altre parole, è chiarissimo come la lettura di UNCM mira a privilegiare l’interesse formale ed economico del “genitore collocatario”, disinvoltamente citato senza alcuna giustificazione del suo esistere, dimenticando che è figura non prevista dalla legge 54/2006, della quale anzi rappresenta la precisa e diretta negazione. Non a caso la preoccupazione espressa subito dopo e sulla quale si insiste moltissimo è per il fatto che “se”  i tempi sono gli stessi non è più possibile tecnicamente togliere la casa al proprietario. Naturalmente il “se” viene omesso - in modo che sembri che sempre e comunque il proprietario si tenga la casa. E poi, per rammaricarsi della mancata sostanziale espropriazione, si cita la necessità che i figli abbiano riferimenti abitativi costanti, aggiungendo anche che la doppia domiciliazione è praticabile solo in un numero ristretto di casi.... senza spiegare come e perché... Forse confondendo il doppio domicilio anagrafico (possibile sempre e utile soprattutto quando i genitori abitano in comuni diversi) con la frequentazione paritetica, che ovviamente non è possibile se i genitori vivono a distanza di centinaia di chilometri. E lascia vivamente perplessi anche la tesi, del tutto autoreferenziale e assai ardita, che “l’assegnazione della casa coniugale e l’attribuzione di un assegno di mantenimento in favore del genitore collocatario continua ad essere il sistema più equilibrato”. Cioè, la discriminazione e lo squilibrio tra i genitori sono da preferire perché ... assicurano meglio l’equilibrio.

Ciò che, tuttavia, colpisce di più nel comunicato è che si prescinde totalmente dall’ampio corredo motivazionale delle Linee stesse; si ignora giusprudenza e dottrina, Circolari MIUR e Indagini di soggetti terzi come l’Istat.  Liberissima l’UNCM di pensarla diversamente, ma un confronto si conduce contestando punto per punto le tesi avverse e non semplicisticamente enunciando opinioni diverse, del tutto soggettive. Le Linee guida si avvalgono: dell’aderenza alle prescrizioni di legge, riconosciuta qua e là  dalla stessa Cassazione, pur ideologicamente ostile; della scienza pedagogica, che unanimememte afferma il contrario di quanto sostenuto da UNCM; della volontà e dalle richieste dell’utenza già minorile e ora adulta, espresse in sedi ufficiali. Ma come si fa ad ignorare totalmente le documentate motivazioni degli altri e al tempo stesso invocare il dialogo?  

Marino Maglietta