La clausola sospetta nell’atto costitutivo prova che il fondo patrimoniale è simulato

No al ricorso di marito e moglie: decisiva la facoltà di vendere o ipotecari i beni, nonostante la presenza di figli minori, di fronte alla forte esposizione fideiussoria verso la società poi fallita.

  Pubblicato in data 09-03-2018

La clausola sospetta contenuta nell’atto costitutivo del fondo patrimoniale è la prova che lo stesso è simulato. È quanto ha sancito la Cassazione con la sentenza 4916/18, depositata oggi dalla terza sezione civile.
Bocciato il ricorso di marito e moglie che impugnano la decisione della Corte di appello per aver ritenuto che il fondo patrimoniale da loro costituito fosse simulato. E infatti il giudice del merito, nell’accogliere la richiesta della banca, rilevava che nell’atto costitutivo i coniugi avessero inserito una clausola sospetta che prevedeva che i beni costituti in fondo patrimoniale potevano, nonostante la presenza di figli minori, essere ipotecati o alienati. Anche la Cassazione conferma che dietro la clausola inserita nell’atto si nasconde l’intento di simulazione da parte dei ricorrenti.
La funzione del fondo patrimoniale è quella di «protezione e salvaguardia sociale a beneficio dell’istituzione familiare, con la destinazione dei beni in esso confluiti alla solidarietà familiare e aggredibili solo a determinate condizioni, con riduzione della garanzia generale spettante ai creditori». Il ricorso è infondato per gli “ermellini”: infatti la Corte d’appello non ha valutato la validità o meno della clausola contenuta nell’atto costitutivo del fondo, ma ha ritenuto che tale clausola, «insieme agli elementi della coincidenza temporale della forte esposizione fideiussoria del ricorrente nei confronti della società e del fallimento della stessa avvenuto poco dopo la costituzione del fondo patrimoniale, fosse indice della volontà di simulazione assoluta dei ricorrenti in ordine all’atto di costituzione del fondo patrimoniale». In base a tali motivazioni, il collegio rigetta il ricorso.