Italia condannata: vedere i nipoti è un diritto, danni morali ai nonni lontani per 12 anni dalla bimba

La Corte di Strasburgo condanna i ritardi di Tribunale e servizi sociali

  Pubblicato in data 06-10-2015

I nonni non hanno potuto incontrare la nipote per dodici anni a causa di una decisione dei tribunali italiani: la moglie del figlio dalla coppia aveva accusato il marito di abusi sessuali sulla figlia. La Corte europea dei diritti dell’uomo rileva la violazione del diritto dei nonni al rispetto della vita familiare e condanna l’Italia a risarcirli con 16 mila euro per danni morali: le autorità italiane non hanno fatto tutto quanto dovevano per assicurare ai due anziani la possibilità di vedere la nipote (cfr. in allegato la sentenza, disponibile per ora soltanto in francese).

Burocrazia colpevole
La coppia piemontese non ha più visto la nipote dal 2002, quando la bambina aveva cinque anni. Avevano prima rapporti molto frequenti con la minore fino a quando la moglie del figlio ha chiesto la separazione, rivolgendo poi contro l’uomo l’infamante accusa di aver molestato la piccola: il padre è stato prosciolto nel 2006 «perché il fatto non sussiste». In un primo momento il tribunale dei minori di Torino ordina ai servizi sociali di mettere in atto le misure per ripristinare i rapporti tra nonni e nipote, ma poi conferma il divieto in base ai rapporti forniti dai servizi sociali, secondo i quali la piccola li associava a quanto riteneva di aver subito dal padre. Strasburgo, dunque, imputa alle autorità italiane di aver violato il diritto dei nonni a mantenere i contatti con la nipote. E ciò soprattutto perché l’autorità giudiziaria ha impiegato tre anni a decidere sulla richiesta dei nonni di vedere la nipote, mentre i servizi sociali non hanno fatto incontrare i nonni e la nipote per due anni, nonostante fosse stato ordinato loro di attuare tutte le misure necessarie. La coppia di anziani piemontesi ha comunque seguito tutte le misure prescritte dai servizi assistenziali. I giudici spiegano che, nonostante «la grande prudenza che si impone in questi casi» e il fatto che «le misure prese per proteggere il minore possono porre dei limiti ai contatti con i membri della famiglia», le autorità competenti «non hanno fatto tutti gli sforzi necessari per salvaguardare il legame familiare e non hanno reagito con la coscienza richiesta».