In barba alla Cassazione assegno alla ex che rinunciò al posto per agevolare la carriera del marito

Il tribunale di Roma «integra i principi» della storica sentenza 11504/17: sì al contributo perché bisogna assicurare una casa «adeguata al livello sociale» della donna che «sconta» anni di sacrifici

  Pubblicato in data 24-10-2017

Assegno divorzile alla ex che pure non ha problemi di sopravvivenza, nonostante la Cassazione con la sentenza 11504/17 abbia affermato che ormai il contributo va riconosciuto soltanto al coniuge debole che non è autosufficiente dal punto di vista economico. E ciò perché la donna ha rinunciato alle proprie prospettive di lavoro per agevolare la carriera del marito e oggi si trova senza casa: è dunque necessario garantirle «una soluzione abitativa adeguata al suo livello sociale». Lo stabilisce la sentenza 16887/17, pubblicata l’11 settembre dalla prima sezione civile del tribunale di Roma (giudice Cecilia Pratesi), che per sua stessa ammissione «integra i principi, pur condivisibili» della storica pronuncia di legittimità per adattare l’istituto dell’assegno divorzile «alle peculiarità delle diverse realtà familiari».

Lettera e interpretazione
Otterrà dunque 1.600 euro al mese la ex moglie di un noto professionista. Quando si è trattato di aiutare il marito a imporsi nel lavoro, la donna ha rinunciato a un posto a tempo indeterminato per trasferirsi al seguito del partner. Tornata a casa ha ripreso a lavorare per la stessa agenzia internazionale con contratti a termine, finora sempre rinnovati, che le fruttano 35 mila euro l’anno, mentre l’ex marito guadagna 26 mila euro al mese. La casa in origine intestata a lei ora rientra in una società gestita dalla suocera. Insomma: il trattamento economico scatta perché il giudice reputa necessario assicurare alla donna una «stabilità abitativa» per evitare che possa trovarsi a mal partito dopo l’obiettivo contributo fornito al menage familiare (anche con una «fitta rete di relazioni» che hanno giovato all’uomo nella professione); la decisione tiene conto del fatto che la signora ha «scontato» nel suo lavoro gli anni di sacrifici per il marito; il tutto mentre altri giudici di merito, ad esempio, stanno negando l’assegno divorzile alle ex mogli disoccupate: non è la prima volta, d’altronde, che il tribunale di Roma non applica alla lettera la sentenza 11504/17 ma la interpreta («pur nel rispetto delle linee guida tracciate dal giudice di legittimità», si legge nella motivazione). Un conto è l’assistenza fra i coniugi, ha chiarito la Cassazione, un altro è il più attenuato dovere di solidarietà quando il matrimonio risulta cessato. Ma se si fosse applicato il criterio del tenore di vita, conclude il giudice, l’assegno per la ex sarebbe stato molto più alto.