Il giudice non può negare la riduzione dell’assegno senza valutare le esigenze di crescita dei figli già nati alla data della sentenza

Necessario valutare in che misura le circostanze sopravvenute hanno alterato l’equilibrio economico raggiunto tra gli ex coniugi.

  Pubblicato in data 22-02-2018

Il giudice non può negare la riduzione dell’assegno di divorzio richiesto dall’obbligato senza valutare le esigenze di crescita dei figli già nati dal secondo matrimonio. È necessario, infatti, valutare in che misura le circostanze sopravvenute hanno alterato l’equilibrio economico raggiunto tra gli ex coniugi. Lo ha affermato la sesta sezione civile della Cassazione con l’ordinanza 2620/18 del 2 febbraio che ha accolto il ricorso di un uomo che aveva chiesto la riduzione dell’assegno per il mantenimento della figlia nata dal primo matrimonio.
Il tribunale, rilevando che il ricorrente si era risposato ed era divenuto padre di altri tre bambini, ha accolto la domanda.
La Corte d’appello, però, ha riformato la decisione osservando che alla data di emissione della sentenza di divorzio l’uomo aveva già altre due figlie e che l’arrivo del terzo figlio dalla seconda moglie non impattava sulla sua condizione economica dal momento che aveva avuto un aumento di stipendio che, di fatto, neutralizzava i maggiori oneri.
Di qui il ricorso in Cassazione dove l’uomo ha affermato che la Corte d’appello aveva tenuto conto unicamente delle esigenze di vita della prima figlia mentre non aveva considerato quelle degli altri tre. La Suprema corte, nell’accogliere la domanda, ha affermato che la Corte d’appello non poteva negare la revisione dell’assegno solo in considerazione del fatto che l’uomo, al momento della sentenza di divorzio avesse già altri due figli con la seconda moglie. Infatti i giudici di merito avevano l’obbligo «di tener conto delle accresciute esigenze materiali delle altre figlie del ricorrente, indubitabilmente connesse alla loro crescita».
L’indagine, pertanto, ha concluso la Cassazione, doveva consistere «nel verificare globalmente se, e in che misura, le circostanze sopravvenute avessero alterato l’equilibrio economico raggiunto tra le parti alla data di emissione della sentenza di divorzio».