Il coniuge che chiede l'assegno di divorzio è tenuto a dimostrare la mancanza di indipendenza economica

Superato il criterio del tenore di vita analogo al matrimonio il giudice deve valutare la sostenibilità del contributo integrativo ai redditi dell'altro.

  Pubblicato in data 14-02-2018

Il coniuge che chiede l'assegno di divorzio è tenuto a dimostrare la mancanza di indipendenza economica. Superato il criterio del mantenimento del tenore di vita analogo al matrimonio il giudice deve valutare la sostenibilità del contributo integrativo ai redditi dell'altro.

Sono questi i principi indicati dalla sesta sezione civile della Cassazione con l'ordinanza 3016 del 7 febbraio che ha accolto il ricorso di un uomo nei confronti della ex moglie. La Corte d'appello aveva rigettato il suo appello volto a far dichiarare non dovuto l'assegno nei confronti della donna giustificando l'attribuzione dell'assegno divorzile in ragione della inadeguatezza dei mezzi a disposizione della ex moglie, intesa come inidoneità a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, dimostrata dal notevole squilibrio delle condizioni economiche e patrimoniali tra le parti, all'epoca della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Di qui il ricorso in Cassazione da parte dell'uomo secondo il quale i giudici avrebbero omesso di considerare la natura assistenziale dell'assegno, la capacità lavorativa della donna e la breve durata del matrimonio.

La Cassazione, nell'accogliere la domanda, ha ribadito che il diritto all'assegno divorzio si articola in due fasi, tra loro nettamente distinte e poste in ordine progressivo dalla legge, nel senso che alla seconda può accedersi solo all'esito della prima, ove conclusasi con il riconoscimento del diritto: una prima fase, concernente l'an debeatur, il cui oggetto è costituito esclusivamente dall'accertamento della sussistenza, o meno, del diritto all'assegno divorzile fatto valere dall'ex coniuge richiedente; una seconda, riguardante il quantum, improntata al principio della solidarietà economica dell'ex coniuge obbligato alla prestazione dell'assegno nei confronti dell'altro, quale persona economicamente più debole, che investe soltanto la determinazione dell'importo dell'assegno stesso.

In pratica il giudice deve verificare se la domanda del richiedente soddisfa i requisiti di legge, non con riguardo ad un “tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio”, ma con esclusivo riferimento alla "indipendenza o autosufficienza economica" dello stesso, desunta dai principali "indici" del possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, delle capacità e possibilità effettive di lavoro personale e della stabile disponibilità di una casa di abitazione. Superata questa fase si ha la quantificazione della somma per la quale è necessario valutare il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune e il reddito di entrambi.

A giustificare l'attribuzione dell'assegno, quindi, ha concluso la Cassazione, non è lo squilibrio o il divario tra le condizioni reddituali delle parti, all'epoca dei divorzio, né di per sé il peggioramento delle condizioni del coniuge richiedente l'assegno rispetto alla situazione (o al tenore) di vita matrimoniale, ma la mancanza della “indipendenza o autosufficienza economica” di uno dei

coniugi. Spetta dunque al coniuge richiedente l'assegno, per il principio di autoresponsabilità economica, dimostrare la propria personale condizione di non indipendenza o autosufficienza economica.