Il bimbo in età scolare deve sapere chi è il suo vero padre perché l’identità è diritto fondamentale

Le varie ipotesi di accertamento della verità biologica mostrano che il legislatore è per la conformità dello status alla realtà della procreazione. Disconoscimento da valutare alla nomina del curatore

  Pubblicato in data 02-03-2017

Non si può negare l’interesse al disconoscimento della paternità chiesto dal curatore speciale per conto del minore solo perché il bambino si trova in una fase preadolescenziale e un cambio di status potrebbe avere effetti imprevedibili nel contesto familiare e scolastico. La tutela dell’identità personale, infatti, rientra a pieno titolo fra i diritti fondamentali della persona: il fatto che nel tempo siano progressivamente aumentate le ipotesi di accertamento della verità biologica riconosciute dall’ordinamento dimostra il favor del legislatore per la conformità dello status alla realtà della procreazione. E anche dopo la riforma l’interesse del minore all’azione di disconoscimento della paternità deve essere valutato in sede di nomina del curatore speciale e non nel successivo giudizio di merito. È quanto emerge dalla sentenza 4020/17, pubblicata il 15 febbraio dalla prima sezione civile della Cassazione.

Inutile duplicazione
Niente da fare per il padre legale: chiedeva che il minore continuasse a portare il suo cognome anche se è stato riconosciuto come figlio di un altro. Non coglie nel segno la censura secondo cui nel dare ingresso al disconoscimento di paternità i giudici del merito non avrebbero valutato il danno alla serenità del minore, che nelle more della causa ha quasi raggiunto i tredici anni. Grazie alla riforma anche i minori di quattordici anni possono chiedere il disconoscimento di paternità tramite il curatore speciale. E l’imprescrittibilità, riguardo al figlio, delle azioni di stato dimostra l’importanza della discendenza biologica. È soltanto il procedimento di nomina del curatore il luogo istituzionale nel quale bisogna valutare se il minore ha interesse al disconoscimento perché in quella sede risulta già possibile acquisire tutti gli elementi necessari: estendere l’indagine al successivo giudizio di merito sarebbe un’inutile duplicazione. E siccome il diritto al nome è personalissimo spetta unicamente al minore chiedere di conservare il cognome del padre legale. Spese di giudizio compensate.