Il Comune non può negare il menu vegano al bimbo della scuola dell’infanzia senza spiegare perché

Sì al ricorso della mamma: l’ente elenca solo 4 opzioni alternative di liste di pietanze e non indica le ragioni giuridiche del diniego.

  Pubblicato in data 27-03-2017

Sì al menu vegano per l’allievo della scuola dell’infanzia. Il Comune non può negare la dieta senza carne, pesce, uova, latte e derivati al bambino che l’ha seguita fin dalla nascita senza spiegare le «ragioni giuridiche» del suo rifiuto. È escluso che l’ente possa limitarsi a indicare l’elenco tassativo dei quattro menu alternativi a quello standard che offre ai bimbi dei suoi asili: ogni provvedimento dell’Amministrazione deve infatti essere motivato e mai essa «è libera di agire secondo arbitrio». È quanto emerge dalla sentenza 107/17, pubblicata dalla sezione autonoma di Bolzano del tribunale regionale di giustizia amministrativa.

Addentellato mancante
Vittoria per la mamma altoatesina difesa dall’avvocato Carlo Prisco. È un certificato medico del pediatra che consiglia di escludere gli alimenti indicati dalla dieta del bambino perché potrebbero avere «effetti non favorevoli», visto che in famiglia è il piccolo stato abituato così. Il provvedimento dell’ente locale è annullato per carenza di motivazione perché a fondamento del niet non risulta posta alcuna previsione normativa o regolamentare. Anche in sede giurisdizionale il Comune non è in grado di motivare il diniego: inutile per l’amministrazione invocare la delibera della Giunta, limitandosi ad affermare di non avere «alcun obbligo di fornire un menu vegano ai bambini iscritti nei suoi asili» senza indicare alcuna norma o atto come addentellato: «tanto basta a rendere illegittimo il provvedimento», scrivono i giudici amministrativi.

Diritto costituzionale
La sentenza cita la legge regionale del Trentino Alto Adige ma il principio applicato è analogo alla normativa nazionale sull’obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi: l’ente «deve sempre operare secondo la legge», altrimenti non può provvedere esercitando il suo potere. «Tanto le norme costituzionali italiane, quanto le linee guida del ministero della salute del 2010 - osserva l’avvocato Prisco - garantiscono e tutelano il diritto dei cittadini di esigere il rispetto delle loro scelte etiche, anche in ambito alimentare. Di fronte a diritti di rango costituzionale nulla possono le delibere comunali».

Diritto alla scelta
«Siamo felici di questo riconoscimento giudiziale del diritto alla scelta vegana anche per i minori», dichiara Alessandro Fazzi, ufficio legale Lav (Lega anti vivisezione). «Si tratta di una sentenza coerente con quanto già previsto nel nostro ordinamento, in particolare dalle linee guida per la ristorazione scolastica del ministero della Salute, delle quali recentemente lo stesso Ministero ha chiesto il rispetto, proprio per quanto riguarda il diritto dei genitori di richiedere pasti vegani, equilibrati dal punto di vista nutrizionistico, nelle scuole frequentate dai propri figli».