Gli eredi risarciscono il figlio nato fuori dal matrimonio perché il padre in vita se n’è disinteressato

Riconosciuto il «danno da vuoto emotivo e relazionale» all’attore, non riconosciuto dal genitore: decisive le ripercussioni sociali e personali derivanti dalla consapevolezza di essere rifiutato LUNEDI' 26 GIUGNO 2017

  Pubblicato in data 04-07-2017

Va riconosciuto il danno non patrimoniale subito dal figlio nato fuori dal matrimonio se il genitore dimostra un totale disinteresse tanto da provocargli un vuoto emotivo e relazionale. Lo ha stabilito il tribunale di Cagliari con la sentenza 259/17, depositata dalla sezione civile.
Il giudice cagliaritano accoglie le istanze di un ragazzo che citava in giudizio gli eredi del padre naturale (figli avuti da un’altra donna con cui aveva contratto matrimonio) per sentir dichiarare il suo diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti a causa del disinteresse dell’uomo. Inizialmente, quando il ricorrente era ancora in tenera età, il padre lo incontrava spesso, ma dopo poco, interrompeva ogni rapporto perché sposò una donna dalla quale ebbe quattro figli e decideva di non riconoscere il ragazzo né di provvedere al suo mantenimento. La condotta del padre, successivamente deceduto, provocò nel ricorrente un danno morale enorme consistente nelle sofferenze patite per il mancato affetto paterno e per il dovuto apporto di natura economica mai ricevuto. Secondo le conclusioni del tribunale sardo, le istanze del ricorrente sono fondate.
Il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio integra da un lato, «la violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, e determina, dall’altro, un danno non patrimoniale dovuto al grave stato di sofferenza per la deprivazione della figura parentale paterna, consistente nelle ripercussioni sociali e personali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stato desiderato come figlio e di essere, anzi, rifiutato».
Nel caso in analisi, è provato che il ricorrente conobbe il padre, «il quale lo frequentò per circa un anno per poi disinteressarsene completamente, apprese l’identità del proprio padre naturale durante l’adolescenza, venne riconosciuto dal coniuge della madre ma, successivamente, propose una giudizio di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità e ottenne una sentenza che accertava che non era suo figlio, cercò di contattare il padre naturale senza risultato, e scrisse delle lettere ai convenuti che, però, rifiutarono ogni contatto». È pacifico, dunque, «il vuoto emotivo, relazionale e sociale dovuto all’assenza paterna» nella vita dell’attore che comporta il suo diritto al risarcimento del danno.