Gli assegni familiari del genitore naturale non convivente si calcolano nel mantenimento al minore

Bocciato il ricorso della parte civile, esclusa la configurabilità del reato ex articolo 570 Cp

  Pubblicato in data 13-11-2015

Dopo che la coppia di fatto si è lasciata, nella somma che il giudice civile stabilisce in favore del figlio minore il genitore lavoratore e non convivente ben può ricomprendervi anche gli assegni familiari che percepisce, disponendo siano versati all’altro genitore, a meno che la sentenza non decida diversamente: deve dunque escludersi che l’obbligato possa essere condannato ex articolo 570 Cp perché la somma passata mensilmente in favore del minore, al netto degli assegni familiari, è inferiore alla cifra indicata dal giudice civile. È quanto emerge dalla sentenza 44765/15, pubblicata il 9 novembre dalla sesta sezione penale della Cassazione.

Insussistenza del fatto
Bocciato il ricorso della parte civile, mentre il procuratore generale concludeva per l’accoglimento. La bambina nasce nel 2002 e subito il genitore naturale versa spontaneamente poco più di 200 euro al mese come contributo volontario per il mantenimento del minore. Nel maggio 2008 il giudice civile quantifica in 350 euro mensili la somma che il padre è tenuto a corrispondere alla madre della bambina nell’interesse della figlia. Allora l’uomo dispone presso il datore che siano corrisposti direttamente alla donna i propri assegni familiari, che ammontano a 137,5 euro al mese, raggiungendo praticamente la somma indicata dal provvedimento giudiziale. Il Tribunale, tuttavia, condanna l’obbligato per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alla minore perché ritiene inadeguata la somma di 207 euro e non prende in considerazione la questione degli assegni familiari. Oggi è confermata l’assoluzione perché il fatto non sussiste pronunciata in Appello.

Automatismo di procedura
Fondata l’osservazione della difesa dell’imputato: il padre e la madre della bambina non sono sposati ed è dunque escluso un obbligo di legge nell’attribuire gli assegni familiari al genitore convivente laddove l’articolo 211 della legge 151/75 riconosce il diritto al solo coniuge. E lo stesso Inps nella circolare 104/12 chiarisce che il titolare alla richiesta dei trattamenti di famiglia è sempre e soltanto il genitore naturale che lavora (o percepisce l’indennità sostitutiva di retribuzione). La scelta dell’obbligato è dunque spontanea e partendo dalla sua percezione diretta determina nei confronti dell’altro genitore, nell’interesse del minore, il pagamento periodico degli assegni con automatismo di procedura; rimane invece del tutto assertivo l’assunto del Tribunale, secondo cui il giudice civile avrebbe determinato la somma di 350 euro al di là degli assegni familiari.