Decide il giudice italiano sull’affidamento del minore con doppia cittadinanza migrato all’estero

Per le Sezioni unite civili prevale il criterio della residenza abituale del bambino

  Pubblicato in data 26-01-2017

Spetta al giudice italiano decidere sull’affidamento e il mantenimento del minore con doppia cittadinanza, che si è trasferito all’estero con la madre. Prevale, in sostanza, il criterio della residenza abituale del bambino.

A mettere qualche punto fermo sulle competenze giurisdizionali in caso di figli contesi sono le Sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 1310 del 19 gennaio 2017, ha respinto il ricorso di una brasiliana che si opponeva alla decisione con la quale la Corte d’Appello di Firenze aveva sancito la sua competenza e deciso su affidamento e contributo economico in favore del figlio.

In particolare la donna, dopo la separazione, era tornata in Brasile con il piccolo. E aveva preso la residenza. Tutte circostanze, queste insufficienti a far slittare fuori dall’Italia la competenza giurisdizionale.

Per il Massimo consesso di Piazza Cavour, infatti, la doppia cittadinanza, italiana e brasiliana, rende applicabile il principio per cui ai fini del riparto della giurisdizione e della individuazione della legge applicabile, i provvedimenti in materia di minori devono essere valutati in relazione alla funzione svolta; pertanto quelli che, pur incidendo sulla potestà dei genitori, perseguono una finalità di protezione del minore, rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 42 della legge n. 218 del 1995, il quale rinvia alla Convenzione de L'Aja del 5 ottobre 1961 e, nel caso di minore con doppia cittadinanza, non può applicarsi l'articolo 4 della Convenzione, che stabilisce la prevalenza delle misure adottate dal giudice dello Stato di cui il minore è cittadino su quelle adottate nel luogo di residenza abituale. Pertanto deve ritenersi sussistere la giurisdizione dello Stato che presenti col minore il collegamento più stretto, che va individuato con lo Stato in cui il minore ha la residenza abituale.