Decadenza della potestà genitoriale: effetti.

  Pubblicato in data 17-06-2015

La pronuncia di decadenza comporta per il genitore la sospensione dalla titolarità e dall'esercizio della potestà; di contro, il genitore continua ad essere gravato di tutti i compiti (primo fra tutti quello di mantenimento) il cui assolvimento non sia incompatibile con gli effetti della pronuncia. In tal senso la giurisprudenza ha più volte affermato la responsabilità penale per omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai figli minori, a carico di quel genitore pur dichiarato decaduto dalla potestà. La cessazione della potestà, come già anticipato, si verifica solo nei confronti del figlio o dei figli rispetto ai quali il genitore ha violato i suoi doveri, senza che necessariamente la decadenza si estenda a tutti i fratelli. Lo stesso vale per i figli nati dopo la pronuncia di decadenza, rispetto ai quali non possono essersi verificati, ovviamente i relativi presupposti. Qualora il provvedimento riguardi uno solo dei genitori, l'esercizio della potestà spetterà in modo esclusivo, all'altro genitore. Se invece la decadenza riguarda entrambi i genitori o il genitore esercente in via esclusiva la potestà, si aprirà la tutela ex art. 343.

Tanto il 2° co. dell'art. 330 quanto l'art. 333 prevedono che il Tribunale minorile possa disporre l' allontanamento del minore dalla residenza familiare. Diversa è peraltro la funzione che tale provvedimento assume nelle due disposizioni normative: nell'art. 330 l'allontanamento del minore si configura come un accessorio eventuale della misura principale della decadenza dalla potestà genitoriale. Esso è ammissibile solo se ricorrono "gravi motivi", da interpretarsi come una specificazione del "grave pregiudizio" di cui al 1° co.

L'allontanamento, quindi, potrà essere pronunciato quando non possa essere garantita, nel nucleo familiare, la convivenza stabile con altri soggetti, comunque idonei a rivestire un ruolo significativo per il minore.

Tra i "gravi motivi" legittimanti l'allontanamento possono individuarsi il pericolo del perpetuarsi di maltrattamenti o violenze ed il rischio di turbe psichiche o emotive conseguenti alla condotta anomala dei genitori.

Il provvedimento di cui all' art. 333 ha invece una sua autonomia all'interno di quelli, atipici, che il Tribunale può assumere. Esso si configura anzi come la misura più grave, risolvendosi per il genitore nella perdita, se pur temporanea, del potere "di fatto" sulla persona del figlio.

Pertanto di recente si è statuito che il genitore dichiarato decaduto dalla potestà ha comunque diritto a incontrare il figlio, con l'unico limite di salvaguardare l'interesse del minore, diversamente opinando sarebbe inutile la pronuncia di reintegra prevista dall' art. 332 poiché anche al mutare delle condizioni, il genitore coattivamente allontanato dal figlio, a seguito della pronunciata decadenza, difficilmente potrebbe riallacciare i rapporti con la prole, in quanto irrimediabilmente compromessi dalla prolungata lontananza.

Nello specifico, e in altri termini, quindi, il decreto di sospensione del potere-dovere del genitore verso il figlio e di divieto dei relativi rapporti, è adottato rebus sic stantibus e non è impugnabile in sede di legittimità. Infatti, il ricorso straordinario per Cassazione dei provvedimenti emessi in sede di reclamo, e relativi a procedimenti camerali, è ammissibile purché sussistano tutte le condizioni previste dalla legge: incidenza su posizioni di diritto soggettivo e di status, decisorietà e definitività.

Sul tema si segnala una recente pronuncia della Corte di Cassazione, che precisa come, in ottemperanza alla regola della prevalenza della sostanza sulla forma, sia ricorribile per Cassazione, ai sensi dell' art. 111 Cost. il decreto della Corte di appello, emesso su reclamo ex art. 739 c.p.c., avverso il provvedimento del Tribunale dei minorenni che, non avendo rilevato la propria incompetenza, si sia pronunciato sulla revisione della regolamentazione del regime di affidamento dei figli nell'ambito della separazione dei coniugi ( C. 7041/2013).