Dalla decadenza di postestà genitoriale all'adozione del minore

  Pubblicato in data 03-07-2015

Può verificarsi che la situazione del minore sia talmente grave da integrare gli estremi dell'abbandono, morale e materiale. In tal caso, il Tribunale minorile dichiarerà lo stato di adottabilità; esso assorbe tutti i provvedimenti di cui agli artt. 330 e 333, che presuppongono pur sempre una situazione reversibile per il minore, ancorché più o meno grave; tanto è vero che il successivo art. 332 prevede proprio la reintegrazione del genitore nella potestà, quando sono venute meno le ragioni per le quali la decadenza era stata pronunciata.

Avuto riguardo alla gradualità dei provvedimenti che possono essere adottati, si è precisato in giurisprudenza che, quando sia accolta l'opposizione allo stato di adottabilità, ben può il giudice minorile pronunciare ex artt. 330 e 333, ove l'interesse del minore lo richieda. Così spetta al Tribunale esaminare se il fanciullo, non più in stato di abbandono, possa rientrare a casa, ovvero ricorrano gli estremi per una pronuncia ablativa o limitativa della potestà; in diversa prospettiva si è invece ritenuta inammissibile l'apertura di un procedimento ex artt. 330 e 333, posto che, in questo modo, si potrebbe porre nel nulla la precedente decisione.

La Corte di Cassazione ha affermato che il genitore è legittimato ad impugnare il provvedimento di adozione in casi particolari, ancorché decaduto dall'esercizio della potestà genitoriale, permanendo la sua qualità di parte nel relativo procedimento.