Condannato chi non versa il mantenimento ai figli se ha immobili e non li vende per provvedere

Bocciato il ricorso di un genitore: è l’imputato a dover allegare gli elementi da quali dedurre l’impossibilità ad adempiere, mentre non bastano flessioni degli introiti e difficoltà economiche.

  Pubblicato in data 23-02-2018

Il genitore che non versa il mantenimento alla prole non si salva dal reato previsto dall’articolo 570 Cp con adempimenti spot. C’è di più. L’onerato che ha beni di sua proprietà deve ricorrere alla loro liquidazione per adempiere ai suoi doveri. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 5210/18, depositata il due febbraio dalla sesta sezione penale.
Il Palazzaccio boccia il ricorso di un imputato, condannato in secondo grado perché responsabile di non aver versato il mantenimento ai figli minorenni, lasciandoli privi dei mezzi di sussistenza. La Suprema corte conferma la decisione della Corte di appello che condanna l’uomo a risarcire i danni alla parte civile. Il collegio ricorda che nel caso di «corresponsione parziale» dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile, «per affermare che sussiste il reato ex articolo 570, comma 2 n. 2, Cp, il giudice penale deve accertare se la condotta ha inciso sull’entità dei mezzi economici che l’obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, valutando tutte le circostanze del caso concreto dovendosi escludere ogni automatica equiparazione dell’inadempimento dell’obbligo civile alla violazione della legge penale». Nel caso sottoposto all’attenzione degli ermellini, la Corte territoriale ha rilevato che l’imputato non è ricorso «alla liquidazione degli immobili e dei mobili di sua proprietà per adempiere ai propri doveri mentre gli inadempimenti parziali riguardano periodi che non sono oggetto delle contestazioni». Il ricorrente, infine, lamenta che il giudice di secondo grado avrebbe dovuto indicare le prove che l’hanno portata a escludere la sua «assoluta indigenza», dovendo, al contrario, essere l’imputato ad allegare gli elementi da cui dedurre la sua impossibilità di adempiere all’obbligazione, non potendo bastare «la mera flessione degli introiti o allegare genericamente difficoltà». Il collegio boccia il ricorso.