Anche un solo episodio di percosse fa scattare l’addebito della separazione

Il giudice non è tenuto a comparare i comportamenti contrari ai doveri coniugali di chi ha subito gli atti di violenza

  Pubblicato in data 20-10-2017

Anche un solo episodio di percosse può far scattare l’addebito della separazione a carico di chi ha aggredito l’altro coniuge. Ma non basta: la violazione è talmente grave che il giudice non è tenuto a comparare i comportamenti della vittima contrari ai doveri coniugali.

La linea dura contro le violenze in famiglia arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza 22689 del 28 settembre 2017, ha respinto il ricorso di un marito che aveva sottoposto la moglie a violenze e umiliazioni.

In particolare l’uomo aveva sottoposto a maltrattamenti la ex partner per anni, anche davanti ai figli. Motivo per cui era stato condannato penalmente.

Quindi il giudice della separazione aveva pronunciato anche l’addebito a suo carico. Inutile il ricorso alla Suprema corte. La tesi della difesa non ha fatto breccia presso i giudici del Palazzaccio che hanno respinto tutti i motivi.

Tanto più che, hanno messo nero su bianco gli Ermellini, è sufficiente anche un solo episodio di violenza a far scattare tale addebito.

La Cassazione ricorda sul punto che le violenze fisiche e morali costituiscono violazioni talmente gravi e inaccettabili dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare, di per sé sole, quand'anche concretantisi in un unico episodio di percosse, non solo la pronuncia di separazione personale, in quanto cause determinanti l'intollerabilità della convivenza, ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all'autore, e da esonerare il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell'adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei.