Anche il genitore pensionato e inabile al lavoro mantiene i figli fino a quando diventano indipendenti

Il principio di solidarietà sociale affermato dalla Costituzione va coniugato con quello che impone al padre e alla madre di provvedere alle esigenze della prole.

  Pubblicato in data 13-03-2018

Il genitore in pensione e inabile al lavoro deve comunque provvedere, secondo le sue possibilità, al mantenimento dei figli fino al raggiungimento di un’indipendenza economica. Il principio sancito dall’articolo 38 Costituzione, che prevede che al pensionato sia garantito un trattamento adeguato alle esigenze di vita, deve bilanciarsi con quello che impone ai genitori di provvedere a mantenere la prole. Lo stabilisce la Cassazione che, con l’ordinanza 4801/18, depositata il primo marzo dalla sesta sezione civile, boccia il ricorso di un genitore, pensionato e inabile al lavoro che stando alla decisione della Corte di appello nel procedimento di divorzio dal coniuge, era tenuto a mantenere le figlie corrispondendo, a ognuna, 100 euro mensili.
Il ricorrente impugna la sentenza contestando la disposizione relativa al mantenimento delle figlie, lamentando che il giudice non avrebbe tenuto conto del fatto che fosse un pensionato e incapace di poter lavorare. Inoltre, il criterio di solidarietà sociale tutelato dalla Costituzione (articolo 38) garantisce al pensionato un trattamento adeguato ai suoi bisogni. Ma è qui che la tesi del ricorrente non si può condividere perché tale il principio va coniugato con quello, non recessivo, che impone ai genitori di provvedere al mantenimento della prole, dovere che trova, anch’esso, specifica previsione nella Carta fondamentale, all’articolo 30, e che incombe anche al soggetto che sia pensionato, il quale è al contempo creditore di un trattamento pensionistico adeguato, e obbligato nei confronti dei figli, ovviamente secondo le proprie possibilità».
Bocciato anche il motivo di ricorso con cui l’uomo lamentava l’errata previsione del contributo in favore della figlia maggiorenne, in quanto, da una parte, «l’obbligo di mantenimento della prole non cessa con il raggiungimento della maggiore età, ma perdura sino al raggiungimento dell’indipendenza economica», e nel caso in esame la ragazza non l’ha ancora conseguita, a meno che non intervengano «comportamenti di inerzia, o di rifiuto ingiustificato di occasioni di lavoro, o di colpevole negligenza nel compimento del corso di studi intrapreso, e, quindi, di disinteresse nella ricerca dell’indipendenza economica», e nulla di questo viene dedotto dal ricorrente. Dall’altra parte in mancanza di una specifica richiesta della figlia, la madre, con la stessa convivente, è titolare del diritto autonomo a ricevere dall’altro genitore il contributo alle spese necessarie per tale mantenimento, cui materialmente provvede».