Affido esclusivo alla madre quando il padre si disinteressa dei figli dopo la separazione

Rilevante il mancato sostegno del genitore sia sul fronte economico che su quello affettivo

  Pubblicato in data 20-07-2017

Disinteressarsi economicamente ed emotivamente dei figli può costar caro. Devono infatti essere affidati alla madre quando il padre, dopo la separazione, non ha dato loro un sostegno economico e affettivo.

È quanto affermato dal Tribunale di Roma che, con la sentenza n. 11735 del 6 giugno 2017, ha accolto l’istanza di divorzio di una donna, affidando alla stessa in via esclusiva i suoi due figli e assegnando la casa già condotta in locazione dalla famiglia.

A pesare sulla severa decisione del Collegio, il forte disinteresse mostrato dall’uomo per i figli ai quali era venuto a mancare tanto il supporto affettivo e morale tanto quello economico.

Sul punto i giudici hanno spiegato a chiare lettere che alla regola dell'affidamento condiviso si contrappone l'eccezione dell'affidamento esclusivo: all'affidamento condiviso a entrambi i genitori può, infatti, derogarsi attraverso l'affidamento dei figli ad uno solo dei genitori ove "l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore", ai sensi del vigente art. 337 quater c.c. (norma che ha sostituito l'art. 155 bis c.c.). Non essendo state tuttavia tipizzate dal legislatore le circostanze ostative all'affidamento condiviso, la loro individuazione è rimessa alla decisione del giudice, da adottarsi nelle fattispecie concrete con "provvedimento motivato". In particolare, deve ritenersi che l'interesse del minore possa essere pregiudicato da un affidamento condiviso nel caso in cui un genitore sia indifferente nei confronti del figlio o non contribuisca al suo mantenimento ovvero proponga scelte di vita non rispettose delle esigenze e delle aspirazioni del figlio ovvero si trovi in condizioni di grave impedimento fisico o psichico o di obiettiva lontananza.

Ma c’è di più. Con questa interessante motivazione il Tribunale della Capitale ha inoltre chiarito che come esplicita la norma contenuta nell’attuale art. 337 quater, comma 3, c.c. "Il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi ... Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori ...". In altri termini, l'affidamento monogenitoriale non esclude, in linea di principio ed entro determinati limiti, un esercizio congiunto della responsabilità genitoriale. D'altro canto, la necessità di garantire l'interesse del minore e l'esigenza logica di differenziare le discipline delle due forme alternative di affidamento genitoriale consentono al giudice della separazione o del divorzio ed ora, più in generale, dei procedimenti di cui all'art. 337 bis c.c. di modulare in concreto l'ambito dei poteri-doveri spettanti al genitore non affidatario, con la conseguenza che quest'ultimo può essere escluso in tutto o in parte dall'esercizio della responsabilità genitoriale a seconda che l'affidamento esclusivo sia riconducibile a profili di inidoneità educativa ovvero di oggettivo impedimento di uno dei due genitori. Perché infatti possa estendersi l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale in capo al genitore affidatario anche alle decisioni di maggiore interesse per i figli, con conseguente limitazione dei poteri-doveri spettanti al genitore non affidatario, diventa determinante l'eventuale carenza o inidoneità educativa di quest'ultimo, non potendosi attribuire le decisioni di maggiore interesse per il minore ad entrambi i genitori quando uno dei due non abbia affatto o abbia ridotta idoneità educativa: nella fattispecie, il totale disinteresse dimostrato dal padre nei confronti dei minori induce a conferire alla madre l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale anche con riferimento alle decisioni di maggiore interesse per la prole.